Nata a Giulianova, sulla costa teramana, Vittoria Mazzocca manifesta fin dalla prima giovinezza la sua naturale inclinazione verso l’arte pittorica e il disegno, retaggio di famiglia (alla pittura si erano dedicati il nonno e il bisnonno materni).
Non deve perciò destare meraviglia se già alla fine degli anni cinquanta, dopo il trasferimento a Roma della famiglia paterna, espone con i “cento pittori” a Via Margutta.
Ma sono solo i suoi primi passi.
La sua prima personale è del 1965 presso la Galleria d’Arte romana “Europa Libera”, seguita l’anno dopo da una seconda personale sempre a Roma presso il Centro Australiano “Quantas”, che le valse un notevole successo di critica e l’interessamento di note gallerie d’arte italiane e straniere.
Dopo un breve rallentamento nella produzione artistica necessitato dai suoi impegni familiari - nel frattempo si è sposata ed è divenuta madre di tre figli -, a partire dagli anni settanta essa riprende ad esporre in varie gallerie d’arte romane, mentre il suo talento artistico le dischiude nuovi campi creativi nella ceramica, nella porcellana e nella scultura su creta.
Fino a tutti gli anni ottanta si susseguono numerose sue mostre personali e collettive in varie e note gallerie d’arte romane - tra le quali La Pigna, Forum Interart, Arte ed Ecologia, Parioli, Tempio dell’Arte, Il Ponte ed altre -, per le quali riscuote il plauso della critica e consegue significativi premi, tra i quali si evidenzia il Premio di Pittura “Giorgio de Chirico” come quarta classificata.
Nell’agosto 1991 partecipa a L’Aquila, nell’ambito delle manifestazioni di cornice alla tradizionale Perdonanza celestiniana, ad una collettiva di pitture e sculture, mentre nel novembre di quello stesso anno espone a Roma alla mostra organizzata a Palazzo Valentini dal Centro d’arte ed ecologia, presenti il noto giornalista della RAI Augusto Giordano e la critica e storica d’arte Anna Iozzino, la quale nell’aprile 1993 le dedica un articolo sul Corriere di Roma, dove, tra l’altro, è messa in luce “la coerenza formale di ogni sua opera, che si basa su un’accurata indagine sull’uomo come essere individuale e sociale con tutte le sue problematiche esteriori e con quelle interiori che nascono dal profondo”.
L’anno prima, nell’inverno 1992, la Mazzocca aveva conseguito la Targa Colosseum nell’ambito di una mostra curata dal compianto gallerista romano Mario Conti nella propria Galleria d’arte “Forum Interart”; targa consegnatale dalle mani di Augusto Giordano e conseguita - è detto nella motivazione - per la sua particolare sensibilità nella ritrattistica, nella paesaggistica e nella scultura; e nella primavera di quello stesso anno aveva partecipato alla terza edizione dell’Expo Arte “Roma Capitale” nel complesso Cinecità Due di Roma con varie sue opere di pittura e scultura.
In questa fase la sua pittura appare pervasa da viva fantasia, da una spiccata creatività e da grande ricchezza espressiva e cromatica, mentre riscuotono successo anche le sue sculture in terracotta.
In quegli stessi anni alcune riproduzioni fotografiche di sue opere appaiono sulla Rivista bimestrale di arte, cultura e attualità “Roma allo Specchio”.
Sempre sulla cresta dell’onda, nel’estate 1993 la Mazzocca è presente alla Mostra curata dall’Amministrazione comunale di Mosciano Sant’Angelo, nel teramano, nell’ambito del locale Palio, mentre l’anno dopo, nell’agosto 1994, essa partecipa a Giulianova, sua città natale, alla decima edizione della Mostra internazionale della fumettistica e della satira, per la quale modella la targa bronzea che viene poi consegnata al vincitore tra oltre 300 disegnatori umorisici, le firme più graffianti della satira nostrana e mondiale.
Alla fine degli anni novanta la sua arte subisce un’evoluzione, passando dal realismo naturalistico, sia pure libero da schemi, ad un sempre più marcato surrealimo, che ci presena eterei e diafani fantasmi gioiosamente danzanti sul mare o librantisi nell’aria in paesaggi rarefatti.
Le figure umane, specie nella scultura, si allungano e puntano verso l’alto, in una spasmodica e pur composta aspirazione all’infinito.
Questa sua nuova maniera, che spazia dalla scultura alla pittura, ha - con la forza espressiva di cui è capace l’autrice - un suo mesaggio ed una sua verità da comunicare allo spettatore a livello subliminale, coinvolgendolo in questo respiro metafisico.
Questa seconda fase dell’avventura artistica della Mazzocca permea di sé anche i primi anni del nuovo millennio fino ai nostri giorni.